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di ELENA BARGELLI - lunedì, 20 febbraio 2017, 14:44
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Care studentesse e cari studenti,

Contrariamente a quanto annunciato oggi, la lezione di recupero si terrà il giorno 22.2 (mercoledì) alle ore 14.

Infatti, domani ho una riunione istituzionale nel primo pomeriggio.

Saluti cordiali e a domattina.

E. Bargelli


Corso è stato associato: Diritto di Famiglia (LM 87)Diritto di Famiglia (LM 87)

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    Immagine FRANCESCO ROSSI
    di FRANCESCO ROSSI - venerdì, 17 febbraio 2017, 15:37
    Su tutto il web

    care studentesse,

    cari studenti,


    il corso di Letteratura Tedesca 2 avrà inizio lunedì 27 febbraio 2017

    alle ore 12, Aula CUR 2D (Palazzo Curini).

    Cordiali saluti,

    il docente

    Francesco Rossi


    Corso è stato associato: Letteratura tedesca 2 (LIN, 2016/17)Letteratura tedesca 2 (LIN, 2016/17)

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      di ALESSANDRO RUSSO - venerdì, 3 febbraio 2017, 15:16
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      L'orario del corso di Storia della lingua latina è:

      lunedì e martedì 12.00 - 13.30.

      Le lezioni si terranno in

      Palazzo Curini, Via S. Maria 89, aula 1 C

      .https://www.google.it/maps/place/Palazzo+Curini/@43.7201941,10.3948983,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x12d591a0e46872e7:0xdd42ef775222ef89!8m2!3d43.7201941!4d10.397087


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        di SOFIA DI VINCENZO - giovedì, 15 dicembre 2016, 11:30
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        Buongiorno professoressa, 


        martedì a causa di una forte influenza non sono riuscita a presentarmi a ricevimento come da nostro accordo.


        Mi chiedevo a questo punto, sarebbe possibile concordare il programma d'esame via mail?

        Data l'impossibilità di parlarne a causa del poco tempo?


        Attendo una sua risposta, 


        cordiali saluti


        Sofia Di Vincenzo



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          Immagine ANDREA AMERIO
          di ANDREA AMERIO - lunedì, 5 dicembre 2016, 12:14
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          Charles Baudelaire (A Maxime Du Camp) 

          Il viaggio 

          I

          Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,

          l´universo è pari al suo smisurato appetito.

          Com´è grande il mondo al lume delle lampade!

          Com´è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!


          Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,

          il cuore gonfio di rancori e desideri amari,

          e andiamo, al ritmo delle onde, cullando

          il nostro infinito sull´infinito dei mari:


          c´è chi è lieto di fuggire una patria infame;

          altri, l´orrore dei propri natali, e alcuni,

          astrologhi annegati negli occhi d´una donna,

          la Circe tirannica dai subdoli profumi.


          Per non esser mutati in bestie, s´inebriano

          di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;

          il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,

          cancellano lentamente la traccia dei baci.


          Ma i veri viaggiatori partono per partire;

          cuori leggeri, s´allontanano come palloni,

          al loro destino mai cercano di sfuggire,

          e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!


          I loro desideri hanno la forma delle nuvole,

          e, come un coscritto sogna il cannone,

          sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli

          di cui lo spirito umano non conosce il nome!

          II

          Imitiamo, orrore! nei salti e nella danza

          la palla e la trottola; la Curiosità, Angelo

          crudele che fa ruotare gli astri con la sferza,

          anche nel sonno ci ossessiona e ci voltola.


          Destino singolare in cui la meta si sposta;

          se non è in alcun luogo, può essere dappertutto;

          l´Uomo, la cui speranza non è mai esausta,

          per potersi riposare corre come un matto!


          L´anima è un veliero che cerca la sua Icaria;

          una voce sul ponte: «Occhio! Fa´ attenzione!»

          Dalla coffa un´altra voce, ardente e visionaria:

          «Amore… gioia… gloria!» È uno scoglio, maledizione!


          Ogni isolotto avvistato dall´uomo di vedetta

          è un Eldorado promesso dal Destino;

          ma la Fantasia, che un´orgia subito s´aspetta,

          non trova che un frangente alla luce del mattino.


          Povero innamorato di terre chimeriche!

          Bisognerà incatenarti e buttarti a mare,

          marinaio ubriaco, scopritore d´Americhe

          il cui miraggio fa l´abisso più amaro?


          Così il vecchio vagabondo cammina nel fango

          sognando paradisi sfavillanti col naso in aria;

          il suo sguardo stregato scopre una Capua

          ovunque una candela illumini una topaia

          III

          Strabilianti viaggiatori! Quali nobili storie

          leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare!

          Mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie,

          quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere.


          Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!

          Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,

          fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,

          i vostri ricordi incorniciati d´orizzonti.


          Diteci, che avete visto?


          IV

          «Abbiamo visto astri

          e flutti; abbiamo visto anche distese di sabbia;

          e malgrado sorprese e improvvisi disastri,

          molte volte ci siamo annoiati, come qui.


          La gloria del sole sopra il violaceo mare,

          la gloria delle città nel sole morente,

          accendevano nei nostri cuori un inquieto ardore

          di tuffarci in un cielo dal riflesso seducente.


          Le più ricche città, i più vasti paesaggi,

          non possedevano mai gl´incanti misteriosi

          di quelli che il caso creava con le nuvole.

          E sempre il desiderio ci rendeva pensosi!


          - Il godimento dà al desiderio più forza.

          Desiderio, vecchio albero che il piacere concima,

          mentre s´ingrossa e s´indurisce la tua scorza,

          verso il sole si tendono i rami della tua cima!


          Crescerai sempre, grande albero più vivace

          del cipresso? – Eppure con scrupolo abbiamo

          raccolto qualche schizzo per l´album vorace

          di chi adora tutto ciò che vien da lontano!


          Abbiamo salutato idoli dal volto proboscidato;

          troni tempestati di gemme luminose;

          palazzi cesellati il cui splendore fatato

          sarebbe per i vostri cresi un sogno rovinoso;


          costumi che per gli occhi son un´ebbrezza;

          donne che hanno dipinte le unghie e i denti,

          e giocolieri esperti che il serpente accarezza.»


          V

          E poi, e poi ancora?


          VI

          «O infantili menti!


          Per non dimenticare la cosa principale,

          abbiam visto ovunque, senza averlo cercato,

          dall´alto fino al basso della scala fatale,

          il noioso spettacolo dell´eterno peccato;


          la donna, schiava vile, superba e stupida,

          s´ama senza disgusto e s´adora senza vergogna;

          l´uomo, tiranno ingordo, duro, lascivo e cupido,

          si fa schiavo della schiava, rigagnolo di fogna;


          il martire che geme, il carnefice contento;

          il popolo innamorato della brutale frusta;

          il sangue che dà alla festa aroma e condimento,

          il veleno del potere che snerva il despota;


          tante religioni che alla nostra somigliano,

          tutte che scalano il Cielo; la Santità,

          come un uomo fine su un letto di piume,

          fra i chiodi e il crine cerca la voluttà;


          l´Umanità ciarlona, ebbra del suo genio,

          e delirante, adesso come in passato,

          nella sua furibonda agonia urla a Dio:

          «Mio simile, mio padrone, io ti maledico!»


          E i meno stolti, della Demenza arditi accoliti,

          in fuga dal grande gregge recinto dal Destino,

          per trovare rifugio nell´oppio senza limiti!

          - Questo del globo intero l´eterno bollettino.»


          VII

          Dai viaggi che amara conoscenza si ricava!

          Il mondo monotono e meschino ci mostra,

          ieri e oggi, domani e sempre, l´immagine nostra:

          un´oasi d´orrore in un deserto di noia!


          Partire? restare? Se puoi restare, resta;

          parti, se devi. C´è chi corre, e chi si rintana

          per ingannare quel nemico che vigila funesto,

          il Tempo! Qualcuno, ahimè! corre senza sosta,


          come l´Ebreo errante e come l´apostolo,

          al quale non basta treno o naviglio,

          per fuggire l´infame reziario; e chi invece

          sa ucciderlo senza uscire dal nascondiglio.


          Infine quando ci metterà il piede sulla schiena,

          potremo sperare e urlare: Avanti!

          E come quando partivamo per la Cina,

          gli occhi fissi al largo e i capelli al vento,


          così c´imbarcheremo sul mare delle Tenebre

          col cuore del giovane che è felice di viaggiare.

          Di quelle voci ascoltate il canto funebre

          e seducente: «Di qui! Voi che volete assaporare


          il Loto profumato! è qui che si vendemmiano

          i frutti prodigiosi che il vostro cuore brama;

          venite a inebriarvi della dolcezza strana

          di questo pomeriggio che non avrà mai fine!»


          Dal tono familiare riconosciamo lo spettro;

          laggiù i nostri Piladi ci tendon le braccia.

          «Per rinfrescarti il cuore naviga verso la tua Elettra!»

          dice quella cui un tempo baciavamo le ginocchia.


          VIII

          “O Morte, vecchio capitano, è tempo!

          Sù l´ancora!

          Ci tedia questa terra, o Morte!

          Verso l´alto, a piene vele!

          Se nero come inchiostro

          è il mare e il cielo,

          sono colmi di raggi

          i nostri cuori, e tu lo sai!

          Su, versaci il veleno

          perché ci riconforti!

          E tanto brucia nel cervello

          il suo fuoco,

          che vogliamo tuffarci nell´abisso

          Inferno o Cielo cosa importa ?

          discendere l´Ignoto nel trovarvi

          nel fondo alfine il nuovo!


          http://poesie.webnet.fr/lesgrandsclassiques/poemes/charles_baudelaire/le_voyage.html



          [ Modificato: lunedì, 5 dicembre 2016, 14:13 ]

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            Le 36 ore di lezione previste per il corso sono terminate il 29 novembre. D'accordo con gli studenti, il corso continua secondo l'orario consueto: la prossima lezione sarà martedì 6 dicembre alle ore 12.00 (lunedì 5 dicembre l'attività didattica è sospesa).


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              La lezione del Laboratorio di lingua latina del lunedì (ore 14.15-15.45) si svolgerà d'ora in poi sempre nel polo Ex Chimica, ma in aula 6 anziché nell'aula 4. 

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                Immagine ANDREA AMERIO
                di ANDREA AMERIO - martedì, 8 novembre 2016, 18:40
                Su tutto il web

                http://www.treccani.it/enciclopedia/faccio-rina-pseud-sibilla-aleramo_%28Dizionario-Biografico%29/

                http://www.treccani.it/enciclopedia/dino-campana_%28Dizionario-Biografico%29/

                canti orfici

                http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_9/t238.pdf


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                  di ANDREA AMERIO - martedì, 8 novembre 2016, 18:22
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                  Rimbaud “il rottame umano”: Pavese, 1932.

                  In merito a Cesare Pavese (1908-1950) la critica ha sottolineato a più riprese che né Mallarmé né Valéry rientrano fra le sue letture e che dei ‘maledetti’ Verlaine e Rimbaud Pavese frequenta realmente solo il capostipite Baudelaire; Geno Pampaloni arriva a sottolineare in lui un’estetica e una poetica «indifferenti anche alla figura del poeta maudit», cui preferisce l’idea di un poeta “fatale”. Interessante, a parziale distanziamento ulteriore da Rimbaud, ciò che scrive lo stesso Pavese nel 1932 in merito a Melville:

                  L’importanza attuale di questo scrittore ottocentesco che rinasce solo oggi alla fama, si può condensare tutta in una contrapposizione: noi, figli dell'Ottocento, abbiamo nelle ossa il gusto delle avventure, del primitivo, della vita reale, che seguono e succedono alla cultura e ci liberano dalle complicazioni facendo da cataplasma all’animuccia decadente, malata di civiltà: i nostri eroi si chiamano ancora Rimbaud, Gauguin e Stevenson.
                  Melville ha vissuto prima le avventure reali, il primitivo, e stato barbaro prima e nel mondo del pensiero e della cultura e entrato in seguito portandovi la sanità e l'equilibrio acquistati nella vita vissuta. Ora, che da qualche tempo noi si provi un gran bisogno di rimbarbarimento e pacifico. Stanno a dimostrarlo il gusto rinnovato dei viaggi e dello sport, il cinema, il jazz, l'interesse per i negri e tutto il resto che e persin banale ricordare e che con una parola sintetica chiamiamo antiletteratura. Ed e senza dubbio molto bello tutto ciò. Ma è il modo che offende. Poiché mi pare che, nel fervore antiletterario, si tenda a un tal primitivismo che è quasi imbecillità. Debolezza, voglio dire: e vile fuggire le complicazioni in un paradiso semplicistico che dopo tutto, come è inteso, non e che uno dei tanti raffinamenti della civiltà. Sbagliavo prima: il nostro eroe non è Rimbaud, o Gauguin, o Stevenson, è il rottame umano. Mentre l’ideale di Melville culmina in Ismaele, un marinaio che può remare coi colleghi illetterati mezza giornata dietro a un capodoglio e che poi si ritira sulla testa d’albero a meditare Platone
                  .

                  Eppure anche per Pavese Rimbaud gioca un ruolo interessante, e non solo “come cataplasma all’animuccia decadente”, ma anche a livello di tecnica del verso, incidendo sul carattere prosastico, programmaticamente aperto e sospeso del verso di Lavorare Stanca (1936), che aprì di fatto una nuova stagione poetica in Italia; un libro con la stessa carica di freschezza e novità che potevano essere de Il porto sepolto di vent’anni prima. Infatti, come bene rilevò Costanzo di Girolamo, deve qualcosa anche a Rimbaud il verso lungo di Lavorare Stanca, che ha familiarità con l’alessandrino francese (ovvero doppio esametro con cesura obbligata) e si presterebbe bene a sorreggere per intero la frase, o a restituire una coincidenza tra pausa sintattica e pausa metrico-ritmica; il che accade in gran parte dei parnassiani, ma non nei simbolisti e in Rimbaud che volentieri inserisce una pausa grammaticale o un segno di interpunzione a spezzare il verso.

                  Ma gli autori nati negli anni dieci devono per così dire smarcarsi dal modello-Rimbaud così presente negli ermetici Fallacara, Onofri, Ungaretti, Cardarelli, Sinisgalli, Quasimodo, Vigolo etc. Analogamente Rimbaud è tecnicamente importante per Tommaso Landolfi (1908-1979), per la sinestesia.

                  A proposito trova e/o vedi: 

                  Renato Turci, “Tommaso Landolfi come Randolfi” in «Il lettore di provincia», 108/109 (2000), pp. 93-96.

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                    di ANTONIETTA SANNA - lunedì, 7 novembre 2016, 10:07
                    Su tutto il web

                    Vi allego una bibliografia indicativa utile per un approccio teorico alla traduzione.Vi sarà utile anche per iniziare fin d'ora a impostare il lavoro di tesi.



                    [ Modificato: lunedì, 7 novembre 2016, 10:07 ]

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