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Immagine ANDREA AMERIO
di ANDREA AMERIO - martedì, 15 dicembre 2015, 19:07
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http://www.treccani.it/enciclopedia/decostruzionismo_(Enciclopedia-Italiana)/

 
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di CATERINA FALESI - martedì, 15 dicembre 2015, 17:00
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Qualcuno potrebbe passarmi la registrazione della lezione di ieri?

Corso è stato associato: Storia medievale II (2015/16 - STO1)Storia medievale II (2015/16 - STO1)
 
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di ANDREA AMERIO - domenica, 13 dicembre 2015, 15:40
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http://www.bartolomeodimonaco.it/online/letteratura-storia-i-maestri-eugenio-montale-ricorda-gli-anni-della-grande-guerra/


VALMORBIA

Valmorbia, discorrevano il tuo fondo 

fioriti nuvoli di piante agli asòli 

Nasceva in noi, volti dal cieco caso, 

oblio del mondo.


Tacevano gli spari, nel grembo solitario 

non dava suono che il Leno roco. 

Sbocciava un razzo su lo stelo, fioco 

lacrimava nell'aria


Le notti chiare erano tutte un'alba

e portavano volpi alla mia grotta. 

Valmorbia, un nome, e ora nella scialba 

memoria, terra dove non annotta.


 
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di ANDREA AMERIO - domenica, 6 dicembre 2015, 20:10
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I. Testi obbligatori per tutti


1) Bibliografia primaria:


Poesia italiana


Gabriele d’Annunzio (1863-1938) 

http://www.treccani.it/enciclopedia/gabriele-d-annunzio_(Dizionario-Biografico)/

Per i cittadini (prime due strofe)

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/d_annunzio/laudi/pdf/d_annunzio_laudi.pdf


Locchi, Cavaccioli, Cardile da Poeti Futuristi (1912)

https://archive.org/details/ipoetifuturisti00milauoft


Corrado Govoni 

http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-govoni_(Dizionario-Biografico)/

(Guerra e Il porto da L’inaugurazione della primavera; Il palombaro)

https://archive.org/details/linaugurazionede00govouo


Giuseppe Ungaretti

Il porto sepolto. Poesie, Stabilimento Tipografico Friulano, Udine 1916 

Allegria di Naufragi, Vallecchi, Firenze 1919


Umberto Saba

Versi militari 

Poesie scritte durante la guerra da Il Canzoniere


Piero Jahier 

Ma questa guerra

Parola di verità

lo griderò

In questo momento p. 94

Wir müssen p. 95

Dichiarazione p. 180

Domanda angosciosa che torna p. 278

Seconda Marcia alpina p. 473

Prima marcia alpina

Tornata


Guido Gozzano

La messaggera senza ulivo

La bella preda


Ernesto Ragazzoni

De Africa

Nino Oxilia

Addio ai poeti crepuscolari



Trilussa http://www.treccani.it/enciclopedia/trilussa/

Tra cent’anni


Carlo Stuparich

Novembre


Massimo Bontempelli

da L’ubriaco


Carlo Emilio Gadda (1893-1973)

O mio buon genio… (1915)

Alla montagna salire

Sul San Michele

Gli amici taciturni ovvero (ritorno)


Camillo Sbarbaro (1888-1967) 

da Trucioli (testi inviati)


Clemente Rèbora (1885-1957) 

Dall’immagine tesa

Voce di vedetta morta 

Viatico

Camminamenti

Montale 

Valbormia


Giovanni Papini 

da Opera prima


Ettore Serra 


Una poesia


Prosa


Marinetti & Futurismo

http://www.treccani.it/enciclopedia/filippo-tommaso-marinetti_(Dizionario-Biografico)/

Manifesto del futurismo, secondo manifesto del futurismo, Uccidiamo il chiaro di luna, 

Valentine de saint-Point 

(Manifesto della donna futurista)


Renato Serra, Esame di coscienza di un letterato a cura di Giuseppe De Robertis e Luigi Ambrosini, Treves, Milano 1915


Carlo Emilio Gadda, Giornale di Guerra e di Prigionia  o in alternativa Il castello di Udine


Federico De Roberto, La paura


Luigi Pirandello, Berecche va alla guerra Novelle per un anno, vol. II Mondadori, Milano 1975, (Collana I Classici contemporanei); Pref. di Corrado Alvaro.


Poesia europea


Guerra d’Europa a cura di Amerio-Ottieri (nottetempo 2015)



Facoltativi


Letture Italiane


Ardengo Soffici (1879-1964): Kobilek, La ritirata del Friuli, Errore di Coincidenza

Giovanni Papini (1881-) La paga del sabato

Giuseppe Prezzolini (1882-1982): Tutta la Guerra, Dopo Caporetto, Vittorio Veneto

Aldo Palazzeschi (1885-1974) Due imperi…mancati

Emilio Lussu (1890-1975) Un anno sull’atipiano

Giani Stuparich (1891-1961) Ritorneranno (1941)

Paolo Monelli Le scarpe al sole



Filmografia (consigliata visione di almeno uno dei seguenti lungometraggi)


Orizzonti di Gloria

La grande guerra

Uomini contro

Torneranno i prati


La lettura di uno o più romanzi dei seguenti da civiltà letterarie straniere 


Fitzgerald Al di qua del paradiso

Hemingway Addio alle armi

Remarque Niente di nuovo sul fronte occidentale

Chevalier La paura

Barbusse Il fuoco

Lawrence La battaglia nel deserto; i sette pilastri della saggezza




 
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di ANDREA AMERIO - domenica, 6 dicembre 2015, 20:02
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http://www.gironi.it/poesia/rebora.php

https://teleciarlo.wordpress.com/2012/01/08/clemente-rebora-viatico/

http://www.edu.lascuola.it/edizioni-digitali/Convivio/VB/letture/turbine.pdf


Sacchi a terra per gli occhi, 


Sacchi a terra per gli occhi, 

trincee fonde nei cuori - 

l’età cavernicola è in noi. 


La casa è un ritrovo 

in virtù della zuppa - 

e quando manca è una zuffa. 


Ogni affetto è disagio: 

l’uomo un plagio, 

la donna un contagio. 


Anche chi ama ti grava, 

se per sentirsi in due 

si fa guanciale delle ore tue. 


Qualunque cosa tu dica o faccia

c’è un grido dentro: 

non è per questo, non è per questo! 


E così tutto rimanda 

a una segreta domanda: 

l’atto è un pretesto. 


Quasi specchiante cristallo 

sta la coscienza spietata 

a chi bràncola opaco. 


Sul viso c’è un solco 

per dove scorre il pianto: 

ma l’occhio inaridisce se guarda. 


C’è un cuneo nel cuore, 

e non si osa levarlo 

perché si teme il getto del sangue. 


Il lavoro ha manico adorno -

e una rapida lama

per scassinarti il giorno.


La fame inghiotte frumento -

ma poi è paglia che brucia

in un mignolo d'aria. 


La voglia divora il momento: 

ma dentro fa ingorgo

la stitichezza è in profondo. 


La solitudine è vita -

ma un nodo scorsoio

agli altri t'impicca.


Sì, puoi rizzare alte mura

e un convento in te stesso: 

ma vive l'anima impura

del mondo che ha in disprezzo.


Tu dici: beata l’acqua

che non teme di cadere, 

e seguendo il pendio

sfugge a suo piacere. 


Così vorresti lontanar le ore

grevi loro di te, 

e risolvesse il tempo 

ciò che si è sciolto in te. 


Ma son sì lievi gli uccelli 

per dare peso al volo, 

e troppo stanchi i cervelli 

per sollevarsi dal suolo. 


Eppure la cosa capita 

non redime la cosa sofferta; 

e la parola senza bacio 

lascia più sole le labbra. 


Echeggia un mònito immane, 

ma la voce non è presente; 

si ode vagire una culla, 

ma la mamma è assente. 


Fuga da un vuoto vicino

verso un vuoto lontano, 

il trambusto è un inganno; 

tutto è un non fare più in tempo. 


Il cuor che nell’uomo

se va in basso è una bomba 

esplode a un ostacolo duro 

e fa del presente una tomba.


Se tu non issi a bandiera il tuo cuore

infilzi per te stesso il tricolore, 

se non riveli umanamente il giorno

fingi una pace che fa guerra al mondo. 


La giornata d'oggi è sola, 

ha la voce a metà gola; 

le sue avverse mani,

l'una ier l'altra domani,

tentan sciogliere il tuo nodo

o libertà, che un laccio

getti come abbraccio. 


Ma se opponi resistenza 

la vita ti oltrepassa, 

se non hai le mani buche

la vita non ti passa. 


Nell'imminenza di Dio

la vita fa man bassa

sulle riserve caduche, 

mentre ciascuno si afferra

a un suo bene che gli grida: addio!



Camminamenti


Piccone sordo

Morder gravame,

Fin che la notte resista :

Galeotta pista

Maciullar pietrame,

Fin che nel mondo s'msista :

Incomber teso

Che nessuno torni

DÌ chi fu preso.

Frana di morti

Su noi vivi ancora

insostituibilmente nativi.

Lasciateci andare

Che il pretesto irretito

D'orrore è finito,

Lasciateci andare

Che raso d'agonia

Non c'è più tempo,

0 morderemo

Maciullerem come sia

Chiunque in agio sua persona acquista,

E ci tien sofferemo capace,

Anonima svista.

Ma questo andar non torna :

Sfasciando al cuore

Ch 'era per dimore

Tornano colpi mordenti,

E in galeotta pista

A morte van camminamenti.




Il pioppo


Vibra nel vento con tutte le sue foglie

il pioppo severo;

spasima l'aria in tutte le sue doglie

nell'ansia del pensiero:

dal tronco in rami per fronde si esprime

tutte al ciel tese con raccolte cime:

fermo rimane il tronco del mistero,

e il tronco s'inabissa ov'è più vero.


 
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di ANDREA AMERIO - domenica, 6 dicembre 2015, 19:34
 
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di ANDREA AMERIO - domenica, 6 dicembre 2015, 19:22
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Valmorbia, discorrevano il tuo fondo

Valmorbia, discorrevano il tuo fondo
fioriti nuvoli di piante agli àsoli.
Nasceva in noi, volti dal cieco caso,
oblio del mondo.

Tacevano gli spari, nel grembo solitario
non dava suono che il Leno roco.
Sbocciava in un razzo su lo stelo, fioco
lacrimava nell’aria.

Le notti chiare erano tutte un’alba
e portavano volpi alla mia grotta.
Valmorbia, un nome – e ora nella scialba
memoria, terra dove non annotta.



 
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di ANDREA AMERIO - lunedì, 30 novembre 2015, 22:14
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di ANDREA AMERIO - lunedì, 30 novembre 2015, 21:56
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