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di ELENA CARPI - giovedì, 3 marzo 2016, 18:54
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Lunedì 7 marzo dalle h. 8.45 alle 10.15 in aula O2 al polo Piagge si terrà il secondo seminario sulla situazione politica cilena post dittatura, tenuto dal dott. Felipe Barrientos

 
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di SAMUELE GIUDICI - mercoledì, 2 marzo 2016, 12:15
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Questa interessante digressione è emersa durante il corso di diritto anglo americano e evidenzia le differenze che sussistono tra un sillogismo svolto da un giudice in un sistema di civil law per decidere una controversia e un sillogismo adottato da un giudice in un paese di common law.

Nella civil law il giudice che vuole decidere una causa cosa fa?

Il giudice di civil law per prima cosa va a cercare la fattispecie astratta, l’articolo di riferimento dopodiché dopo averla individuata opera una sussunzione ossia applica al caso concreto l’articolo, fatto questo, in passaggi molto semplificati, ha deciso il caso perché al caso di specie ci sarà la applicazione recata per la fattispecie astratta.

La premessa maggiore sarà: al verificarsi di A fattispecie astratta, si hanno conseguenze X (ergastolo).

La premessa minore: il caso di Tizio è sussumibile in A.

La conclusione: al caso di Tizio sono applicabili le conseguenze X.

Questo è quello che fa un giudice di Civil law.

E un giudice di common law che fa? 

Deve fare qualcosa in più, innanzitutto il giudice di common law è in posizione diversa rispetto al giudice di civil law in relazione alla fattispecie astratta, perché? Perché il giudice di civil law apre il codice penale e trova la sua fattispecie già confezionata.

Il giudice di common law invece non lo può fare, la fattispecie astratta la trova nella parte della sentenza precedente dove si trova la ratio decidendi, e quindi la sua prima mossa è la enucleazione della ratio decidendi dal precedente giudiziario e in secondo luogo ricostruirà la fattispecie astratta. 

Allora il giudice di common law ragionerà così:

·      Premessa maggiore: questa rimane la stessa, al verificarsi di A si hanno conseguenze X, magari si direbbe così, i fatti di A comportano conseguenze X, la differenza sta nella parola fatti e nelle conseguenze, in civil law in A fattispecie astratta e in X conclusione, qui invece in A stanno i fatti e per X sta la ratio decidendi;

·      Premessa minore: i fatti del caso di Tizio sono simili ai fatti di A, a voler essere pignoli si dice che i fatti materiali di Tizio sono simili ai materiali di A;

·      Conseguenza è la stessa.



[ Modificato: mercoledì, 2 marzo 2016, 12:15 ]
 
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di MARTINA DANI - venerdì, 26 febbraio 2016, 17:29
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Buongiorno a tutti! 
Di recente sono venuta a conoscenza della esistenza del CERMEG - Centro di ricerche sulla metodologia giuridica - presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Universita' di Trento, creato su impulso di un gruppo di studiosi di filosofia di diritto operanti nelle diverse Università del Nord-Est, interessati a mettere insieme le loro conoscenze ed esperienze nel campo del ragionamento giuridico.
Nel suo primo anno di ricerca e' stata creata una banca dati online per lo studio delle sentenze dei giudici di pace, che ha condotto a risultati di estremo interesse per lo studio dell'argomentazione giuridica. In particolare, attraverso la raccolta e l'analisi delle decisioni giudiziarie e' stato possibile compiere uno studio di metodologia giuridica sulla struttura logica delle sentenze.
Vorrei condividere con voi la relazione che è stata elaborata alla fine di questa ricerca perché, secondo me, rappresenta un significativo spunto di riflessione sul tema della rilevanza che i temi metodologici ed argomentativi hanno sulla prassi della amministrazione della giustizia e, di conseguenza, sulla formazione della giurisprudenza e l'evoluzione del diritto.
È stato osservato come attualmente lo schema sillogistico sia minoritario mentre prevalgono costruzioni argomentative eterogenee. Queste ultime appaiono, tuttavia, rispetto alle prime, molto più interessanti sotto il profilo della massimazione e della creazione di una giurisprudenza. Infatti, le sentenze costruite sulla base dello schema logico-deduttivo male si prestano ad operazioni di massimazione, ossia alla possibilità di enucleare dalla pronuncia la sua ratio decidendi. In questo caso la massima si risolve nella semplice individuazione della fattispecie tipica, senza in alcun modo enucleare il caso concreto, neppure nei suoi caratteri specifici. Il rischio e' che alla fine ci si allontani sempre più dalla realtà dei fatti. Viceversa, nelle sentenze redatte sul modello di ragionamento basato sul contraddittorio, il caso concreto assume un ruolo centrale perché in esso si mostra il punto controverso, che il giudice dovrà cercare di mediare, trovando un momento di accordo tra le parti. In questo modo la massima diviene una "pronuncia di giustizia sul caso concreto su cui interrogarsi" per decidere su casi futuri, evidenziando le somiglianze e le differenze. Tutto ciò contribuisce allo sviluppo del diritto rendendolo sempre più aderente con i nuovi problemi che la vita reale quotidianamente pone.
Che ne pensate?
Di seguito riporto una parte della relazione finale presentata dal Dipartimento: "Per quanto possa dirsi tramontata l'idea che la sentenza risponda al modello del sillogismo cd. pratico (premessa maggiore-norma; premessa minore-fatto; conclusione-sentenza), ancora non si dispone di una sua chiara identificazione. Nello studio delle sentenze si è avuto modo di riscontrare, come tosto si chiarirà, l'alternativa presente all'interno del dibattito fra chi (ad es. Ferrajoli) tende a considerare ancora il ragionamento sillogistico, con i dovuti aggiustamenti, una delle forme maggiormente garantite per la gestione delle dinamiche discorsive all'interno del fenomeno giuridico, soprattutto come limite all'intervento (soggettivistico) dell'autorità giudiziale; e chi preferisce, invece, dirigersi verso l'elaborazione di un modello di ragionamento basato sul contraddittorio, ritenendolo, particolarmente in ambito processuale (spc. Cavalla), la forma d'ordine più adeguata per il discorso giuridico, anche in considerazione del carattere semanticamente vago e polisemico del linguaggio con cui si svolge. Ebbene, l'opera di massimazione ha consentito di verificare empiricamente come sia possibile riscontrare entrambi i modelli nella struttura delle diverse sentenze prese in esame: molte di esse, infatti, rispondono semplicisticamente al primo modello e risultano ancora debitrici alla teoria sillogistica; altre, invece, nel dar conto delle argomentazioni delle parti coinvolte nel giudizio, si impegnano nella ricerca di una motivazione congrua e rispettosa delle tesi contrapposte. Nel verificare la "tenuta" delle due concezioni, si può però affermare come la seconda appaia più promettente della prima ed anzi si mostri molto più proficua in sede di massimazione. Detto in altri termini, dal momento che massimare una sentenza vuol dire coglierne la ratio decidendi in modo significativo, si è avuto modo di constatare come quelle sentenze, simili nella forma logica al modello del sillogismo pratico, mal si prestino ad un'operazione di massimazione. Invero, la motivazione di questo tipo di sentenze si esaurisce nel mostrare la corrispondenza fra la fattispecie concreta a quella astratta: la massima si risolve pertanto nell'individuazione della fattispecie tipica a sua volta enucleata in sentenza con riferimento a precedenti giurisprudenziali autorevoli - come le sentenze della Corte di Cassazione - o, in modo forse più criticabile, a massime di esperienza del singolo giudicante. Ma, paradossalmente, ciò che in tal modo sfugge è la possibilità di individuare in qualche modo il caso concreto che, non di rado, non si riesce neppure ad enucleare nelle sue caratteristiche peculiari. Non si tratta, riteniamo, di sentenze semplicemente mal scritte: stante la natura propria del giudizio di pace (ma si potrebbe anche dire del giudizio tout court), il riferimento alla controversia dovrebbe restare preminente poiché della composizione di essa il giudice dovrebbe essere in grado di rendere conto in sentenza. Ma la concezione sillogistica non è in grado di contemplare la natura dialogica del diritto che, dunque, non può in nessun modo riscontrarsi nelle sentenze così formate. Di contro, il secondo dei due modelli concettuali summenzionati si mostra maggiormente proficuo, dal momento che non solo non ignora la natura controversiale dell'esperienza giuridica, ma ricerca un metodo logico che sia in grado di rappresentarla. Da questo punto di vista, nelle sentenze più significative che si sono analizzate il caso concreto assume un'importanza centrale, poiché è in esso che si mostra il punto controverso: il quale - conformemente alla lezione della dialettica classica - deve essere fatto oggetto di mediazione, ricercando quanto di comune vi è fra le pretese delle parti e quanto di innegabile resiste in esse. La massima, in questo modo, diventa rappresentazione di una ratio decidendi che, lungi dal rappresentare un assioma da inserire fra i presupposti della propria teoria, si esprime come pronuncia di giustizia del caso concreto su cui interrogarsi per decidere futuri casi analoghi, dovendo tenere conto delle ineliminabili differenze sussistenti tra questi.".
 
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Chiunque voglia, può rappresentarle qui entro martedì (se raggiungerete un accordo fra tutti meglio ancora).

 
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di LORENZO RICCETTI - giovedì, 25 febbraio 2016, 12:56
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Buongiorno colleghi. 

Voglio condividere con voi questa sentenza della Corte Costituzionale (la 220/2013) ed analizzare specificatamente  la risoluzione di una questione di diritto che potrebbe assurgere a sillogismo perfetto. 

Nel punto da me estratto, discutendo delle condizioni per emanare un decreto legge, possiamo evincere una costruzione sillogistica del tipo:

Premessa Maggiore:  Ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione italiana, il Governo non può adottare decreti legge se non in casi straordinari di necessità ed urgenza.

Premessa Minore: i commi 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20 dell'art. 23 del d.l. 201/2011 e gli articoli 17 e 18 del d.l. 95/2012 non possiedono i requisiti di necessità ed urgenza

Conclusione: i commi 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20 dell'art. 23 del d.l. 201/2011 e gli articoli 17 e 18 del d.l. 95/2012 sono illegittimi costituzionalmente

Come spiegato a lezione, il cardine di tutto il ragionamento si innesta nella Premessa Minore: perché tali stralci di norme non hanno i requisiti di necessità ed urgenza?  cosa intende la Corte con i due termini "necessità" ed "urgenza"?

La stessa sentenza contiene al suo interno la giustificazione, l'argomentazione e l'interpretazione data a questi vocaboli e della motivazione per cui tali decreti legge non siano ad essi aderenti. 

Per comodità vi allego un file con lo stralcio di sentenza che a noi interessa, ma per chi desidera la sentenza completa "linko" l'intera decisione:

http://www.cortecostituzionale.it/actionPronuncia.do

La domanda che vi pongo è questa:

Siamo di fronte ad un Sillogismo giuridico, o ad un sofisma o paralogismo?

[ Modificato: giovedì, 25 febbraio 2016, 12:56 ]
 
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di MATTIA GIANNONI - mercoledì, 24 febbraio 2016, 16:40
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Sempre in quest'ottica - di esempi pratici per commentare ciò che è stato spiegato a lezione -  è molto interessante la tecnica argomentativa utilizzata dalla Cassazione per dirimere una controversia sull'usucapibilità o meno di un complesso aziendale. Senza dilungarmi troppo il problema fondamentale del tema è sposare una delle due teorie presenti in materia, l'atomistica (azienda come insieme di enti singolarmente considerati = non usucapibilità) e l'unitaria (azienda come complesso di beni non identificabili singolarmente = usucapibilità).La cassazione ha deciso di sposare la seconda opzione dopo anni in cui sembrava dalle decisioni delle corti minore e della stessa cassazione avesse preso piede la teoria atomistica, utilizzando un metodo argomentativo al quanto particolare, non ritenendo che sia necessario sposare una della teorie per risolvere la controversia; ma implicitamente è ovvio che per usucapire l'azienda debba essere concepita in senso unitario. Sofisma???

Qui allego il commento alla sentenza fatto da Altalex 

http://www.altalex.com/documents/news/2014/12/02/l-azienda-e-usucapibile-la-risposta-delle-sezioni-unite

 
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Buonasera,

forse il mio intervento sarà, come si dice in ambito informatico, off topic, tuttavia oggi mi sono imbattuta in una sentenza - anche se non esattamente recente - riguardante il significato da attribuire alle parole "atti di ordinaria amministrazione" e "atti di straordinaria amministrazione" in ambito commerciale.

Come avevamo detto a lezione, il significato delle parole cambia nel passaggio tra linguaggio giuridico e linguaggio comune; ho ritenuto interessante il fatto che la Cassazione abbia dovuto specificare il significato di due locuzioni molto usate nel vocabolario giuridico, ma che utilizzate in due "rami" diversi del diritto hanno contenuti differenti.

Riflettendoci, troviamo che moltissime locuzioni vengono utilizzate con enorme frequenza attribuendo significati non coincidenti. Concetti come "giusta causa" hanno una funzione fondamentale, in quanto permettono di ricomprendere comportamenti umani disparati ma, proprio per questa loro attitudine, più fortemente di altre locuzioni segnalano il bisogno di specificare, prima di intraprendere un qualsiasi ragionamento, quale esatto significato si vuole attribuire in quel contesto.

Allego l'indirizzo web da cui reperire la sentenza.
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/6504.php

[ Modificato: martedì, 23 febbraio 2016, 17:19 ]
 
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“E’ una questione di soldi, idiota”

Per Artur Mas e i suoi sostenitori è indifferente se ti senti catalano o spagnolo. L’importante  è che tu voti per l’indipendenza (catalana).

Una delle cause dell’aumento del movimento per l’Indipendenza in Catalogna, è la noncuranza e la povertà argomentativa dei molti detrattori pubblici della politica favorevole all’Indipendenza. Queste persone commettono spesso due errori –scusate che per una volta non mi metto nel gruppo dei “tonti”: non si ripeterà. – La prima, consiste nel ritenere che tutti gli indipendentisti catalani sono stupidi, un gruppo di paesani chiusi nel famoso narcisismo sulla differenza di Freud e la nota nostalgia per lo spirito da tribù di Popper, alcuni provincialotti che devono essere guardati con una smorfia d’insufficienza dall’alto del nostro punto di vista cosmopolita. Il secondo errore, è complementare al primo: consiste nel pensare che le ragioni della causa indipendentista siano soprattutto questioni d’identità, culturali e linguistiche, e che tutto ciò ricada nel fatto se ci sentiamo catalani o spagnoli (o più catalani che spagnoli, o più spagnoli che catalani), se la cultura catalana si possa esprimere con pienezza e se il cittadino catalano si senta o meno oppresso in Catalogna. Stupidaggini.

E’ tutta una questione di soldi. Qualcuno pensa che Artur Mas e i suoi sostenitori si siano convertiti da un giorno all’altro alla causa indipendentista, e han creato tutto il caos che han fatto, perché ritengono che la lingua catalana sia in pericolo o che il rischio sia corso dalla tradizione culturale catalana o che non si possa più essere catalani in Catalogna? Sono già molti tra i sostenitori della Catalogna indipendente che, con o senza ragione, pensano questo tipo di cose, ma Artur Mas? Sulla base di tutti i dati evidenti, a Mas e i suoi (seguaci/sostenitori), di queste cose se ne fregano; ma, diversamente da quello che sostengono alcuni dei suoi critici, sono alcune cose meno stupide (e più cosmopolite di quelle di molti altri).


Corso è stato associato: Lingua spagnola magistrale 2015 - 2016Lingua spagnola magistrale 2015 - 2016
 
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di EMANUELA ALESSANDRA COLAZZO - martedì, 19 gennaio 2016, 12:16
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Buongiorno a tutti,

ieri a colloquio con il professore si è discusso della possibilità di fare un lavoro di gruppo a proposito delle interviste sull'uso dei comandi vocali.

C'è qualcuno interessato a svolgere questo lavoro con me? Il professore in questi giorni dovrebbe caricare il testo del questionario, che potrebbe essere messo online, successivamente si dovrebbero elaborare i dati in modo da ottenere delle statistiche significative.

Fatemi sapere,

Emanuela C.


 
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di ANDREA AMERIO - martedì, 15 dicembre 2015, 19:54
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Altomare, il passato (non Locchi come precedentemente indicato)

Cavaccioli il siluro, 

Cardile Ode alla violenza 


da Poeti Futuristi (1912)

https://archive.org/details/ipoetifuturisti00milauoft



 
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